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Digital PR: le conversazioni in una content strategy

Digital PR: le conversazioni in una content strategy

Definizione di Digital PR

Leggiamo insieme la definizione fornita da Wikipedia relativa all’attività di digital PR:

Le Digital PR sono quelle attività online volte a promuovere prodotti, servizi, progetti o eventi di un’azienda o di un’organizzazione attraverso relazioni digitali.

Le digital PR, quindi, comprendono tutte le attività di marketing necessarie alla creazione e all’aumento delle conversazioni svolte in rete e sui social network, ovvero, sono fondamentali per accrescere e curare la reputazione online di un brand.

Le PR digitali si rivolgono direttamente alle persone e agli utenti attivi della rete (blogger, influencer, community, ecc.) quindi spesso si preferisce parlare di PR come acronimo di People Relations e non di Public Relations.

Questa strategia di comunicazione digitale si basa sulle relazioni tra brand e utenti: si parla, quindi, di approccio relazionale.

Buzz Marketing – Marketing Conversazionale – Word-of-mouth marketing

Le digital PR sono parte fondamentale in una strategy strutturata sul buzz marketing  (definito anche marketing conversazionale o Word-of-mouth marketing).

Il buzz marketing è quella tecnica di marketing basata sul passaparola in Internet, al fine di raggiungere nel minor tempo possibile un gruppo di utenti interessato al tema, al prodotto o al servizio che si intende diffondere.

Il buzz marketing è la forma più antica di pubblicità: il passaparola creato dalle persone stesse, risulta essere molto più credibile di un advertising eseguito dall’azienda che vuole promuoversi, poiché si basa sull’opinione diretta degli utenti.

Bisogna fornire agli utenti uno spunto per parlare di un prodotto/servizio o di un marchio innescando il passaparola, cioè lo scambio di informazioni.

Il passaparola online non avviene sui canali gestiti da un brand, ma bensì sui blog, i social e le community: quindi quei punti di aggregazione per gli stessi utenti.

Al marketing conversazionale va il compito di attivare il passaparola digitale, incentivando lo scambio di informazioni ed opinioni tra gli utenti presenti nella community del brand.

Questo meccanismo si chiama, tecnicamente, conversation seeding.

Digital PR: le conversazioni in una content strategy

Google Translate traduce seeding come semina, quindi to seed significa letteralmente “seminare”.

Conversation seeding significa, quindi, seminare una conversazione, crearla, innescarla attraverso quelle persone giudicate influencer all’interno della rete.

Online, come offline, è necessario essere presentati da qualcuno di importante per acquisire autorevolezza e credibilità (influencer marketing).

Obiettivi del buzz marketing

Di seguito vi elenco quali sono gli obiettivi ai quali punta il buzz marketing:

  • Aumento della brand awareness
  • Attirare l’attenzione di potenziali clienti per un determinato brand
  • Generare conversioni su un sito web
  • Raccogliere feedback relativamente ai prodotti/servizi offerti
  • Generare passaparola positivi e ottimizzare la brand reputation
  • Far rispondere positivamente alla Call to Action (CTA)

Come si effettuano le Digital PR?

Parola d’ordine: ascoltare.

Il primo passo per compiere delle Digital PR di successo è quello di ascoltare gli utenti: come parla la rete del vostro brand?

Il monitoraggio delle conversazioni in rete e sui social network, assume il nome di social media monitoring.

Quest’attività si può effettuare tramite diversi tool online ed i più utilizzati e famosi sono:

  • Hootsuite
  • Social Mention
  • Mention
  • How Sociable
  • TalkWalker Social Search

Solo dopo aver ascoltato per bene, è possibile creare una conversazione online.

Come si instaura una conversazione online?

Quando si parla di conversazioni online, bisogna sempre pensare che ci si muove in un panorama costituito da milioni di persone connesse fra loro (il web).

Il web fornisce la possibilità a tutti gli utenti di fornire opinioni liberamente su tutti gli argomenti, quindi anche sull’apprezzamento di prodotti/servizi offerti da un determinato brand.

Questa libertà di opinione offerta dal web, assume la definizione di potere editoriale diffuso.

Grazie ai diversi strumenti offerti dal web, ogni utente ha la possibilità di divenire brand abbassador.

Per un brand, non ascoltare gli utenti e ignorare le conversazioni che avvengono intorno a lui, è una mossa totalmente errata.

Entrare in una conversazione online, significa instaurare una relazione con i propri utenti e se si utilizzano correttamente tutte le strategie, essi possono trasformarsi con estrema facilità in clienti.

Seeding strategy

Una seeding strategy ha l’obiettivo di seminare un contenuto con l’obiettivo fondamentale di creazione di una conversazione intorno ad esso.

Per questo le Digital PR sono importanti all’interno di una content strategy.

Secondo un articolo di webhouseit.com, per la creazione di una seeding strategy, ci sono 4 domande che compongono gli step da seguire:

#Dove?

#Come?

#Cosa?

#Risultato?

Vediamoli nel dettaglio.

#Dove?

Il primo step è quello di identificare dove si dovrà intervenire, quindi la comprensione dei canali da coinvolgere. In questa fase iniziale è molto importante la creazione di un data base, che contenga tutte le informazioni relative ai siti/community/blog nei quali si è innescato il processo di relazione.

Il processo di mappatura è fondamentale per avere uno storico della propria seeding strategy.

#Come?

Bisogna coinvolgere le persone che vogliamo che parlino di noi e ci sono diversi modi per farlo.

Ecco alcuni esempi con cui è possibile coinvolgere i blogger:

  • give-away (attenzione alla legislazione)
  • post sponsorizzati
  • product test
  • blogger day
  • blog trip

Insomma, sono ammesse tutte quelle attività che possano far sentire la persona che parlerà di voi, coinvolta con il vostro brand.

#Cosa?

Ecco il momento in cui sviluppare la vostra content strategy.

Il contenuto da seminare nella rete, deve essere interessante e deve identificare le chiavi di comunicazione del vostro brand.

Se poi la creazione del contenuto, prevede una parte emozionale, il gioco è fatto: quando un contenuto emoziona gli utenti è molto più semplice innescare il cosiddetto buzz (passaparola).

#Risultato?

I risultati ottenuti dalle azioni di digital PR, si possono misurare in differenti modi.

Ad ogni modo, una buona attività si può verificare attraverso:

  • numero di post che hanno parlato del vostro brand;
  • citazioni;
  • interazioni sui social;
  • analytics dei post;
  • reach della campagna (utenti raggiunti);
  • click sul nostro sito/canali social;
  • aumento di posizione nella serp Google;
  • visualizzazioni.

In sostanza, cosa fa un Digital PR?

So che in questo post vi ho fornito un sacco di informazioni su questo mondo, e di seguito riassumo i compiti di un addetto alle PR digitali:

Un Digital PR  ha i seguenti compiti:

  • conoscere i canali sui quali è attiva la nicchia di utenti di interesse;
  • intrattenere relazioni con influencer e opinion leader
  • attivare le relazioni quando è necessario;
  • monitorare il buzz, il passaparola;
  • individuare il tone of voice più adatto per prendere parte alle conversazioni;
  • intervenire per rispondere alle critiche o per sfruttare i commenti positivi;
  • creare contenuti utili, interessanti e virali;
  • monitorare i risultati raggiunti con le campagne di marketing conversazionali.

Se siete arrivati a leggere fino a qui, vi ringrazio!

Se avete trovato il mio post interessante, perché non venite al #JoomlaFestival, sabato 01 ottobre?

Terrò uno speech insieme a Roberto Gerosa di socialdaily.it relativo a “Come scegliere il tone of voice del tuo brand (e vivere felici)”

Inoltre, al mio tavolo di consulenza (n. 71 #remember), approfondirò il tema delle Digital Pr rispondendo alle domande di tutti gli interessati dalle 16:00 alle 18:00!


Cari addetti ai lavori in campo digital, voi stessi siete dei brand: come curate le vostre Digital PR?

La vostra opinione è importante, fatemi sapere che ne pensate qui nei commenti o sulla mia pagina Facebook.

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