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Visual Storytelling Days: un corso full immersion sul visual

Il mio punto di vista sui Visual Storytelling Days, il corso di Studio Samo che si è tenuto il 26 e 27 maggio

È la mia seconda volta al #visualsamo, ovvero il corso dedicato al Visual Storytelling creato da Valentina Tanzillo e Studio Samo. Rispetto allo scorso anno sono cambiate diverse cose: la location, il numero di persone (da 200 del 2016 a 550 nel 2017) e il numero di giorni, che per quest’anno sono stati due.

La cosa che non è cambiata è la qualità degli interventi proposti: relatori che hanno già fatto parte delle edizioni passate e relatori del tutto nuovi che si sono trovati a dover affrontare una platea davvero piena di persone interessate al visual marketing in tutte le sue sfumature. Un’altra cosa che non è cambiata è l’opportunità di fare networking, ovvero la possibilità di creare relazioni nuove e coltivare quelle già sbocciate sui social o durante altri eventi.

Chi non fa questo lavoro, spesso mi dice:

Ma sei sempre in giro, sono davvero utili tutti questi corsi a cui partecipi?

Certo che lo sono! Si ha la possibilità di imparare cose nuove o di ripassare ciò che già si sa, magari cogliendo delle sfumature che altrimenti non si sarebbero notate e la cosa splendida è quella di poterlo fare in compagnia di persone che provengono da tutti gli angoli di Italia, con le quali si interagisce nel quotidiano ma solo attraverso una tastiera ed uno schermo. Durante questi eventi si approfitta di qualsiasi momento per salutare qualcuno, per scambiare un sorriso o un abbraccio con una, due, dieci, venti foto profilo che, finalmente, hanno una voce.

Visual Storytelling Days: gli interventi

La cosa che mi è piaciuta in modo particolare di questi Visual Storytelling Days è la qualità degli interventi. Tutte quelle ore in aula non sono semplici da affrontare, ma i relatori di quest’anno sono stati grandi a mantenere viva l’attenzione tra nozioni teoriche, case study ed esercizi pratici.

Valentina Falcinelli, ad esempio, ha chiesto alla platea presente di twittare la frase “Mi batte forte il cuore” utilizzando un copy alternativo, senza utilizzare le parole da lei date come indicazione. Sembra facile? No, non lo è.

Un intervento che mi ha dato molto è stato quello di Carlotta Silvestrini che ci ha parlato dell’importanza dell’identità visuale quando si pensa alla creazione strategica di un brand. Tutto deve essere riconoscibile: packaging, font utilizzati, palette colori e così via.

Ad esempio, avete mai notato il font di Listerine? Rende perfettamente l’idea del prodotto: ovvero un colluttorio che ammazza tutti i tipi di batteri. Se lo stesso font fosse stato utilizzato sul packaging di un ammorbidente o di un bagnoschiuma, non avrebbe dato la stessa idea di concept di prodotto, non trovate?

E ancora, come non citare Il Milanese Imbruttito? Una pagina Facebook nata per prendere in giro quei comportamenti tipici del soggetto milanese DOC che, nel giro di quattro anni, è diventato un vero e proprio brand che organizza eventi, produce gadget e lavora molto con le collaborazioni con altri marchi più o meno famosi.

Mente, anima e cuore di questi Visual Storytelling Days, sono state le Valentine. Come sempre, sul palco, Tanzillo e Vellucci hanno trasmesso tutta la passione che hanno per il proprio lavoro attraverso gli strumenti che utilizzano tutti i giorni in maniera creativa.

Ancora Roadhouse, Lazzari Store, LAV, Mercatopoli, Botteghe Digitali, MondadoriAthleticat, organizzazioni ed aziende così diverse tra loro ma con un elemento comune: raccontarsi al proprio target attraverso visual stories.

A proposito di case study e storytelling, Cristiano Carriero ci ha raccontato del progetto che ha messo in piedi con pasta Granoro. Il potere delle storie per la promozione di un prodotto è davvero enorme e gli storyteller da lui scelti per lavorare a questo progetto, sono davvero grandi. Trovate tutti i mini racconti su storie.granorocuoremio.it.

E ancora Nicola Carmignani con la sua barbona e Instagram, Elisa Spinosa e la mobile photography, Antonio Meraglia e il video marketing operativo e, infine, Veronica Ramos con il suo Snapchat. Che dite? Due giorni pienotti, vero?

Visual Storytelling Days: cosa ho imparato in questi due giorni?

Avevo già espresso su Facebook le mie impressioni a caldo (ovviamente dimenticandomi di un sacco di persone, ma è tutto normale):

visual storytelling days fbChe dire ancora?

Grazie a Valentina Tanzillo, mamma dell’evento, che mi ha dato la possibilità di amministrare con lei la community Facebook Visual Storytelling Italia. Già solo questo, per me, è una modalità per imparare nel quotidiano.


Grazie per avermi letta nel mio riassunto dedicato ai Visual Storytelling Days. Ci tengo a sapere cosa ne pensi, quindi fammelo sapere qui o sulla mia pagina Facebook.
Infine, se hai trovato l’articolo interessante, condividimi con la tua rete 🙂

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